KM0 – il tema

Nonostante il difficile anno e mezzo trascorso abbia rischiato di spogliarci di energia e di spinta progettuale, siamo ancora qui, a presentarvi l’8a rassegna del Bridge Film Festival, a dimostrazione che la voglia di cinema e di comunità sar  sempre più forte di ogni paura, che è e sarà sempre il nutrimento della nostra capacità di resilienza anche in momenti drammatici come quelli vissuti e non ancora finiti.

Il tema di quest’anno racchiuso in un titolo sintetico e ricco di significato: KM0. In altre parole, quel mondo che, seppure qui fuori, non è mai stato così lontano come negli ultimi tempi. Un mondo che può racchiudere universi inesplorati, per quanto prossimi.

KM0 indica, per esempio, un confine tanto vicino all’individuo da poter essere considerato un limite invalicabile, come quello del lungometraggio che ha per soggetto un centro per ragazzi autistici: Marana. Qui il limite fisico e mentale apre, in realtà, a spazi infiniti di sensibilità sconosciute e difficilmente traducibili per chi è distante dal problema e non ne ha mai sentito parlare se non occasionalmente.

Celebreremo l’anno del “carsismo” e porteranno sullo schermo delle esperienze speleologiche, dove il KM0 abbandona la sua orizzontalità per infiltrarsi obliquamente nel sottosuolo e illuminare con una luce che nulla ha a che fare con quella lasciata in superficie, un mondo misterioso, magmatico, primordiale, ricco di strane presenze che animano scenografie inimmaginabili, rivelanti il brulicare di una vita parallela che si svolge a livelli pi  profondi, umidi e bui, vibrante di quel fascino ancestrale che aveva incantato persino il giovane Leonardo.

Mantenendoci quindi a distanza ravvicinata, in collaborazione anche con il Circolo del Cinema, il Filmfestival della Lessinia e l’Ennesimo Film Festival, rivolgeremo l’attenzione al lavoro di registi che, non sempre per scelta, hanno deciso o dovuto scegliere di operare sul territorio, vista l’impossibilità di viaggiare, non solo oltre i confini di stato ma addirittura della propria regione o dimora. Una riduzione di campo, questa, che ha obbligato i registi ad una presbiopia forzata.

Nel KM0 siamo stati tutti costretti a montare delle lenti che spalancassero il nostro obiettivo sulla distanza prossimale, introducendoci a un inaspettato stupore per il “vicino”, il domestico, il mondo dietro la porta accanto. Forse in un prima ove tutto questo non era immaginabile, tutto ciò che era lontano, irraggiungibile e sconosciuto era puro fascino, era conquista, era “il viaggio” – perché ogni regista è un navigante e il suo prodotto è il viaggio che voleva compiere, la lontana meta da perseguire.

Ma oggi questa “gabbia”, che ci ha costretti a non superare i luoghi a noi più familiari, i più percorsi, i più consolidati nel nostro bagaglio mnemonico ed emotivo, ci ha svelato che il Vicino può trasformarsi in Altrove, semplicemente perché per la prima volta lo abbiamo osservato in un modo nuovo.

Quando dalla presunta certezza, da un microcosmo ritrovato, monitorato, esplorato sotto nuove luci ed infine riscoperto, si tornerà a salpare per le antiche rotte oltre la curva dell’orizzonte, forse l’abbandono del silenzioso studio delle piccole cose ci lascerà un malinconico senso di vuoto.